Quando il tempo e gli orari diventano una fonte di ansia.

Ci sono persone che vivono il tempo come se fosse sempre qualcosa da controllare.

Un appuntamento alle 10 significa sapere esattamente a che ora uscire, quanto durerà il tragitto, quanto margine lasciare per il traffico. E così può capitare di arrivare con venti o trenta minuti di anticipo, non perché ci si voglia semplicemente organizzare bene, ma perché l'idea di arrivare in ritardo genera ansia.

E magari si arriva puntuali, ma già completamente attivati.

È una situazione che noto spesso nel lavoro con le persone ansiose: il problema non è necessariamente l'orario, ma il bisogno di avere il tempo sotto controllo.

Quando la puntualità diventa controllo

Essere puntuali è importante. Il problema nasce quando non riusciamo più a tollerare la possibilità di un piccolo ritardo, di un imprevisto o semplicemente di non sapere con precisione quanto tempo impiegheremo.

Così iniziamo ad anticipare.

Controlliamo l'orologio.

Guardiamo il telefono.

Calcoliamo continuamente quanto manca.

E ogni volta che controlliamo proviamo un piccolo sollievo.

Ma quel sollievo dura poco.

Dopo qualche minuto abbiamo nuovamente bisogno di controllare.

È così che il controllo può trasformarsi in un meccanismo che, invece di ridurre davvero l'ansia, finisce per alimentarla.

Per questo, a volte, mi capita di dire:

meglio arrivare un minuto in ritardo, ma rilassati, piuttosto che venti minuti in anticipo e già completamente iperattivati.

Non significa diventare disorganizzati o non rispettare gli impegni. Significa imparare che essere puntuali non deve necessariamente voler dire essere in allerta.

Quando abbiamo sempre la sensazione di non avere abbastanza tempo

L'ansia del tempo può manifestarsi anche in un altro modo: nella sensazione di dover sempre fare qualcosa.

Anche quando abbiamo finalmente un momento libero, facciamo fatica a fermarci.

Ci sembra di perdere tempo.

Dobbiamo essere produttivi, incastrare un'altra attività, rispondere a un messaggio, sistemare qualcosa.

E così anche il tempo libero rischia di diventare una nuova cosa da gestire.

Come se ogni minuto dovesse necessariamente essere utilizzato.

Il risultato è che possiamo sentirci continuamente di corsa, anche quando non c'è una vera urgenza.

In vacanza il rapporto con il tempo cambia

È interessante osservare cosa succede durante le vacanze.

Gli orari diventano più flessibili.

Non dobbiamo necessariamente alzarci a una certa ora, correre al lavoro, rispettare una sequenza di appuntamenti.

La giornata può avere un ritmo diverso.

E spesso anche il nostro corpo sembra accorgersene.

Ci rilassiamo.

Smettiamo di controllare continuamente l'orologio.

Il tempo torna semplicemente a scorrere.

Poi arriva il rientro alla routine e ricominciano gli orari, le scadenze, gli appuntamenti e, per alcune persone, anche il controllo.

Anche di notte possiamo entrare nella stessa trappola

Il rapporto con il tempo può diventare problematico anche durante la notte.

Ci svegliamo e guardiamo immediatamente l'orologio.

“È l'una.”

Poi magari ci svegliamo di nuovo:

“Le tre.”

E compare il pensiero:

“Tra quanto devo alzarmi?”

A quel punto non stiamo più semplicemente cercando di dormire.

Stiamo controllando quanto tempo ci rimane per dormire.

E questo può aumentare la preoccupazione e rendere più difficile rilassarsi e riaddormentarsi.

Anche qui il problema non è sapere che ore sono.

È il bisogno di controllarlo per sentirci più sicuri.

Imparare a lasciare scorrere il tempo

L'obiettivo, quindi, non è smettere completamente di guardare l'orologio.

È imparare a non averne continuamente bisogno.

E possiamo iniziare da piccole cose.

Provare a lasciare il telefono in borsa per qualche minuto.

Fare una pausa senza controllare che ore sono.

Non arrivare sempre con un anticipo eccessivo.

Concedersi qualche minuto senza sapere esattamente quanto tempo è passato.

Anche durante la notte, quando possibile, provare a non controllare immediatamente l'ora.

Sono piccole esperienze, ma possono aiutarci a sviluppare qualcosa che per le persone ansiose è molto importante: la capacità di tollerare un po' di incertezza senza doverla immediatamente controllare.

Perché il tempo non possiamo fermarlo e non possiamo controllarlo completamente.

Possiamo però imparare a viverlo con un po' più di flessibilità.

E forse il punto non è riuscire a controllare meglio il tempo.

È avere sempre meno bisogno di controllarlo per sentirci tranquilli.

Autore: BERNASCONI ALESSANDRA 20 giugno 2026
Capire quando il farmaco è un aiuto prezioso e quando invece rischia di zittire un sintomo che ha qualcosa da raccontarci.
Autore: BERNASCONI ALESSANDRA 1 giugno 2026
Come distinguere un attacco di ansia da un attacco di panico e capire perché il corpo va in allarme
Autore: BERNASCONI ALESSANDRA 8 maggio 2026
Perché la sicurezza interiore non nasce dalle risposte esterne, ma dalla capacità di fidarsi delle proprie scelte
Autore: BERNASCONI ALESSANDRA 21 aprile 2026
ecco come la ricerca online di sintomi alimenta la cybercondria e il corto circuito dell'ansia.
Autore: BERNASCONI ALESSANDRA 10 aprile 2026
Come la pretesa del controllo immediato alimenta il malessere e perché rallentare è il primo vero passo di ogni terapia.
Autore: BERNASCONI ALESSANDRA 31 marzo 2026
Ti aspetti che gli altri si comportino come te? Scopri perché questo crea delusioni nelle relazioni e come uscire dalla trappola delle aspettative.
Autore: BERNASCONI ALESSANDRA 16 marzo 2026
Perché le persone scrupolose e perfezioniste si preoccupano così tanto (e come interrompere il circolo dell’ansia)
Autore: BERNASCONI ALESSANDRA 5 marzo 2026
Quando il consiglio di “essere spontanei” aumenta l’ansia invece di liberarla e diventa una trappola.
Autore: BERNASCONI ALESSANDRA 25 febbraio 2026
La verità sulle emozioni che non si dicono nei momenti belli
Autore: BERNASCONI ALESSANDRA 12 febbraio 2026
“Prepararmi al peggio mi protegge?” La trappola nascosta del pessimismo preventivo